Leo Masliah è un nome del tutto sconosciuto in Italia, al di fuori della ristretta cerchia di cultori della letteratura che si scrive sulle due sponde del Río de la Plata, tra Argentina e Uruguay. E a quanto pare è anche ignoto alla critica accademica locale, che lo ha quasi sempre snobbato, indignata da una scrittura che si regge su se stessa e sulla propria forza, incurante delle regole e del bon ton, e che non esita a chiamare le cose con il loro nome, che si tratti di escrementi, orina o altri effluvi corporei.
Invece lo conoscono in Europa, perlomeno in Spagna, Francia, Svizzera e Svezia, ma non come scrittore: come musicista, perché ha fatto delle tournée in questi Paesi, così come in tutta l’America latina e negli Stati Uniti. Ci troviamo dunque in presenza di un artista poliedrico, che ha esordito negli anni Settanta con un concerto di musiche di Händel e poi come interprete di composizioni sue, di musica popolare e “impopolare”, come ama scherzare, fino a creare un’opera, Maldoror, ispirata a I canti di Maldoror, di Isidore Lucien Ducasse, noto con lo pseudonimo di Conte di Lautréamont.
Nato a Montevideo come Lautréamont, nel 1954, ha raccolto diversi importanti riconoscimenti come musicista; in particolare, i suoi dischi Árboles e Leo Masliah toca Bach nel 2008 e nel 2020 hanno vinto il premio Gardel, assegnato in Argentina, rispettivamente al miglior album strumentale e al miglior album di musica classica.
Inoltre, ha scritto varie opere teatrali, che ha diretto come regista e in cui si è esibito anche come interprete, ma il suo esordio in letteratura è avvenuto nei primi anni Ottanta, dopo di che ha continuato fino a oggi a pubblicare raccolte di racconti e “romanzi”. Le virgolette sono d’obbligo perché alcuni sono veri e propri esperimenti. Líneas, per esempio, 245 pagine, è formato da frasi che non superano una riga tipografica. Ositos (orsetti) è ambientato in un centro commerciale dove un uomo entra per comprare un orsetto di peluche e rimane coinvolto in una sequela di avventure allucinanti. In Tarjeta roja (Cartellino rosso) l’Onu espelle un Paese dal pianeta: viene estratto il cartellino rosso e quello si stacca dalla Terra con gli abitanti, i governanti corrotti e tutto il resto. E in El lado oscuro de la pelvis Masliah dà liberamente sfogo alle pulsioni sessuali che fanno capolino in molti suoi testi, nei quali il sesso è sempre affrontato senza peli sulla lingua.
L’umorismo e l’ispirazione ludica sono ugualmente il motore delle sue numerose raccolte di racconti, fra cui El triple salto mortal, La miopía de Rodríguez y otros cuentos, Literatura con vallas, La buena noticia y otros cuentos…
Tuttavia, se molti racconti, soprattutto i più brevi, inducono a grasse risate perché funzionano come uno scherzo o una barzelletta, altri strizzano l’occhio al lettore suscitando un “sorriso serio”. Questa ambigua espressione porta il marchio di fabbrica dello scrittore argentino César Aira, che l’ha introdotta in diversi suoi romanzi, ma coglie perfettamente anche l’atteggiamento di Masliah.
Un esempio di “sorriso serio” ci viene offerto proprio nel testo che dà il titolo al libro: Lettera a uno scrittore latinoamericano. Le raccomandazioni che una fantasiosa Associazione dei Critici Letterari d’Europa rivolgono agli scrittori latinoamericani sono tutt’altro che campate per aria. Basta sfogliare i cataloghi delle più importanti case editrici italiane per verificare che si tratta di precise istruzioni a cui non si può derogare, pena il silenziamento. Dagli anni Settanta in poi ai lettori sono state presentate innumerevoli opere di denuncia sociale e politica, e non sono mancati il “colore locale, le frasi idiomatiche caratteristiche, i termini indigeni”… Inoltre, realismo magico in tutte le salse, compresa quella new age (si veda per esempio Paulo Coelho).
“A volte, siamo soliti ricompensare questi sforzi con il premio Nobel.” A conferma, qualche premio Nobel assegnato a scrittori latinoamericani: Gabriela Mistral, Miguel Angel Asturias, Pablo Neruda, Gabriel García Marquez… Viceversa, provate a trovare autori o opere che hanno percorso traiettorie più originali, estranee ai modelli canonici. (“Non fare l’avanguardista, perché ti boicotteremo. Non approveremo le tue invenzioni”) Dovrete rovistare fra le pubblicazioni di piccole e piccolissime case editrici che, oltre tutto, hanno cominciato quest’opera meritoria soltanto in anni recenti. (Questo stesso volume ne è una conferma.) In nota a questo racconto, infine, uno sberleffo all’unico scrittore abilitato a “entrare in quella che chiamiamo ‘letteratura universale’ (o vera letteratura, o grande letteratura): Jorge Luis Borges. Ma ti confessiamo in segreto che questo si deve al fatto che per noi lui è inglese”. Il dibattito intorno all’ingombrante eredità lasciata da Borges, soprattutto in Argentina, potrebbe ormai riempire una biblioteca. Masliah entra in questo dibattito con una semplice nota che, olimpicamente, afferma: “per noi lui è inglese”. Opinione peraltro condivisa da parecchi scrittori: ecco un breve sommario.
Arturo Pérez Reverte, autore spagnolo di bestseller, una volta ha dichiarato pubblicamente che Borges era un gilipolla (traduzione approssimativa: un coglione) perché ha sempre esaltato la cultura inglese e disprezzato quella spagnola. César Aira ha scritto: “… Borges è uno scrittore per la gioventù. In ciò vedo l’influenza anglofila della sua opera, dato che la letteratura inglese è destinata ai più giovani”. Ed Ernesto Sabato, in un romanzo, mette queste parole in bocca a un personaggio: “Borges è uno scrittore inglese che va a bestemmiare in periferia. Bisognerebbe aggiungere: nella periferia di Buenos Aires e della filosofia”.
In ogni caso, sono parecchi i racconti in cui l’umorismo lascia spazio a serie riflessioni critiche sullo stato della cultura: “La cultura e il consumo”,
“La funzione della letteratura”,
“La tregua”, “Immagine versus testo”… Che gli consentono fra l’altro di dichiarare apertamente le sue antipatie: “… non ho mai letto neanche Vargas Llosa, e mi trovo nella stessa situazione di tanti miei amici che l’hanno letto e poi dimenticato”.
“Un mondo a molte dimensioni” ricorda certi racconti di Mario Levrero, pure lui uruguayano e amico dell’autore (insieme hanno persino scritto delle canzoni). E Masliah non si è fatto scrupolo di inserire un testo di Antonin Artaud nel racconto “Laboratorio letterario”, ha “riscritto” un brano di Platero y yo, di Juan Ramon Jiménez, come “Platero e tu” e ha utilizzato frasi di El Fardo, di Rubén Darío nel racconto “La mia estate più bella”.
Un’osservazione a parte merita l’uso ironico delle note, che funzionano come parodia del discorso accademico, o come controcanto al testo, ma che non rispettano mai le consuete norme assegnate alle note e non apportano mai elementi significativi. Quando questo succede, come nel racconto “Biblioteca”, dove veniamo pedantemente informati che Saffo era una poetessa di Lesbo del VI secolo a.C., che Rufo era un poeta spagnolo del XVI secolo… ma quando tocca a Mario Puzo, autore de Il padrino, Masliah ci informa che “la chiudo qui con le note al piede, altrimenti mi prendo la gotta”. Le numerose note del racconto “Percorsi” da una parte scherniscono l’ossessione per la precisione filologica che caratterizza di solito i testi accademici, ma dall’altra ampliano (e contraddicono) le affermazioni contenute nel racconto, spiazzando ancora una volta il lettore.
E non mancano racconti (per esempio, “Diciamo” o “Canale”) basati su giochi di parole, nei quali una parola tira l’altra, in una catena potenzialmente infinita, che sembra destinata, anche in questo caso, a stordire il lettore.
Infine, fra i miei preferiti, ci sono i racconti che hanno per protagonisti il “detective idiomatico” Ferdy Sur e il dottor Dalesius. “L’aggettivo”, il cui titolo si spiega soltanto con la battuta finale dell’ispettore (“Della polizia criminale”), chiarisce la “considerazione” che Masliah riserva alle cosiddette forze dell’ordine, già evidente nel racconto che apre la raccolta, “Il guardiano notturno”. E “L’orchestra del dottor Dalesius” consente all’autore di scherzare sulla propria competenza musicale.
Si è accennato alla sua produzione artistica in questo campo, così come alle sue doti di performer. In chiusura, voglio suggerire la visita a questi due siti Internet che esemplificano questi aspetti della sua personalità.
Qui una delle sue “canzoncine”:
E qui un video dove legge uno dei suoi racconti: