“Siamo io grazie agli altri”
(Una lettura di I novizi di Lerna di Ángel Bonomini)
Dopo più di trent’anni di frequentazione della letteratura argentina, immaginavo di conoscerla abbastanza bene. Mi sbagliavo. La letteratura argentina sembra una miniera destinata a non esaurirsi mai. Una miniera da cui si estraggono preziose pepite d’oro. È il caso dei racconti di Ángel Bonomini pubblicati da Safarà (nella mia traduzione) con il titolo I novizi di Lerna.
Ángel Bonomini (1929-1994), figlio di immigrati di origini italiane, coevo di Borges e di Bioy Casares, non era del tutto sconosciuto in Italia, paese che amava e dove si recò spesso. E nel 1988 fu pubblicato da noi un volume che conteneva la nouvelle che dà il titolo al libro e altri due racconti, rispetto ai sedici dell’originale) nella traduzione di Emilia Perassi. Promotore di questa edizione e in generale dell’opera di Bonomini fu Lucio d’Arcangelo, che pubblicò inoltre suoi racconti in varie antologie, fra cui Racconti fantastici argentini (dove compariva insieme a Horacio Quiroga, Borges, Bioy Casares, Silvina Ocampo, Julio Cortázar…). Opportuna dunque la pubblicazione in appendice al volume di Safarà dell’introduzione di d’Arcangelo, ricca di pertinenti e interessanti suggestioni, in particolare sulle allusioni esoteriche presenti nei Novizi di Lerna.
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