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La fantascienza in Messico

Nel luglio del 2000, invitato all’Asturcon, una convention internazionale di fantascienza all’interno dell’annuale Semana Negra di Gijón organizzata da Paco Taibo, conobbi due allora giovanissimi scrittori messicani, Pepe Rojo e Bef (Bernardo Fernández), e l’incontro segnò l’inizio delle mie incursioni nella s-f messicana. Fino a quel momento mi ero occupato di scrittori di ciencia-ficción spagnoli – César Mallorquí, Elia Barceló, Rodolfo Martínez, Domingo Santos – traducendo alcuni racconti per la rivista “Futuro Europa” di Ugo Malaguti, e argentini (un racconto di Carlos Gardini comparve su “Carmilla”, edizione cartacea, nel 1998, altri su “Nova s-f” e due si possono leggere sul mio blog perleecicatrici.org).

La fantascienza messicana ha una storia antica e nobile, con predecessori della statura di José Emilio Pacheco, che scrisse La catastrofe, un racconto d’ispirazione apocalittica, e di altri scrittori mainstream che hanno fatto proficue incursioni nel genere, da Carlos Fuentes a José Agustin a Hugo Hiriart  a Amado Nervo, mischiando tematiche politico-sociali, miti che risalgono all’epoca pre-Cortés e premonizoni (o ricordi) di disastri nazionali futuri e passati. Fanta Mex Pepe Negro eventoNegli anni ’60 René Rebetez e Alejandro Jodorowsky, un cileno e un colombiano, si installarono in Messico portando una ventata di surrealismo e di sperimentazione artistica e letteraria. Per Rebetez la fantascienza era “il più fedele testimone della nostra epoca e anche qualcosa di più: il suo critico più intransigente”. Soprannominato “il mago del caos”, fu una sorta di precursore delle filosofie new age e si interessò di divinazione, medicine alternative e viaggi astrali, oltre che delle nuove scoperte scientifiche, mentre Jodorowsky era maggiormente interessato ai racconti simbolici e onirici, come appare evidente anche dai suoi film (La montagna sacra, El Topo e Santa sangre i più famosi).

Inutile dire forse che, come tutta la fantascienza latinoamericana, anche quella messicana è piuttosto lontana dall’hard e si imparenta invece più strettamente con la letteratura fantastica, senza rinnegare dunque una tradizione con salde radici nazionali. Un sensibile avvicinamento alla fantascienza che si scriveva a nord del Rio Bravo, che ha segnato anche un significativo rinnovamento delle tematiche e delle modalità di scrittura, si è avuto poi negli anni ’80 e ’90, in particolare per l’influenza del cyberpunk statunitense, quando si sono moltiplicate antologie, fanzine, riviste, raccolte di racconti e romanzi di autori come José Luis Zárate, Gerardo Sifuentes (qui LINK si può leggere Bar Radiotekhnika), Gabriel Trujillo Muñoz (che è anche lo storico del genere in Messico), Mauricio José Schwarz (curatore dell’importante antologia Frontera de espejos rotos), i già citati Pepe Rojo e Bef, e Alberto Chimal, fra i più attivi e riconosciuti.

Fanta Mex Xanto ZarateDi Zárate, grande fan di Lovecraft e cultore di una fantascienza imparentata con l’horror, è stato pubblicato da noi il racconto “Hyperia”, nell’antologia Schegge di futuro (scaricabile qui: www.letturefantastiche.com/schegge_di_futuro.pdf), e di recente in Messico hanno riedito il suo romanzo del 1994 Xanto, novelucha libre, letteralmente “novellotta libera”, gustosa parodia di un famoso wrestler messicano protagonista di numerosi film che qui assurge a Supereroe della Marvel. Bisognerebbe poter leggere anche in italiano il suo La ruta de la sal y del hielo (La rotta del sale e del ghiaccio), una storia di vampiri e di attrazione omosessuale del capitano di una nave per i suoi marinai, un testo dal linguaggio poetico estremamente intenso e raffinato. Zárate, come anche Chimal, è inoltre un cultore del racconto brevissimo, con cui delizia i suoi fans su twitter, inanellando serie di tweet che hanno per protagonisti Cappuccetto Rosso, Penelope, le sirene, il gatto di Schrödinger, ecc.

Quest’anno sono stati tradotti (nella collana di e-book Future Fiction) anche due racconti di Pepe Rojo: “Rumore grigio”, di taglio cyberpunk, e l’originalissimo “Conversazioni con Yoni Rey”, che alla violenza allucinata delle disavventure di un cyborg unisce stenografiche riflessioni filosofiche che ci conducono in Francia, da Artaud e Deleuze Guattari.

fanta mex chimal gente del mundoPepe Rojo è anche autore del notevole romanzo Punto cero, che ha al centro l’influenza dei simulacri mass-mediatici sulle vite di un gruppo di amici a Città del Messico, nonché animatore dell’elegante fanzine underground “Sub”.

Anche di Bef è stato pubblicato da noi in e-book il romanzo Hielo Negro, per i tipi di Logus mondi interattivi. Bef ha ormai all’attivo diverse raccolte di racconti e romanzi in cui ha coniugato la fantascienza con il noir, e in veste di fumettista ha pubblicato Uncle Bill, sulle vicende di William Burroughs in Messico. È rappresentato da una delle più importanti agenzie editoriali latinoamericane.

Alberto Chimal ha fatto capolino da noi in un’antologia di scrittori messicani pubblicata da Fahrenheit 451, Curiose inquietudini, con una raccolta di minificciones intitolata “83 romanzi”. (Ma volendo essere un po’ pedanti la sua prima apparizione in italiano è stata una nota su “Borges e la fantascienza” pubblicata su un numero di Urania e tradotta da un servidor, come si dice in spagnolo). (Nella foto sotto: Bef e Pepe Rojo si fanno firmare autografi da Robert Sheckley a Gijon, nel luglio del 2000)

Fanta Mex Bef e Pepe Rojo a Gijon-2000-163Pluripremiato in Messico e tradotto in una decina di lingue, Chimal ha iniziato a pubblicare testi brevi e molto raffinati di sapore borgesiano a partire dalla fine degli anni ’80 e ormai ha al suo attivo più di venti libri, fra raccolte di racconti, romanzi e saggi. Di un racconto, in particolare, mi sono innamorato parecchi anni fa: “È stata smarrita una bambina”, che vinse nel 1999 il premio Kalpa, all’epoca il più importante della s-f messicana. Regalandoci un sorriso a ogni pagina, la voce narrante rievoca un regalo fatto alla figlia della sorella: un libro di fiabe illustrato edito dalle Edizioni Progress dell’ex URSS. La bambina, che non ne ha mai voluto sapere di libri, ne resta talmente affascinata che decide di scrivere all’autrice per farle i suoi complimenti. Inutile tentare di spiegarle che l’URSS non esiste più, dunque nemmeno le Edizioni Progress. Sta di fatto che alla fine bisogna accontentarla, e il bello è che la lettera arriva a destinazione e qualcuno le risponde… e il resto ovviamente non ve lo racconto. Quando lo lessi la prima volta pensai: ma guarda questo! sta sfottendo tutti i comunisti nostalgici dell’URSS, ma lo fa con un’empatia e con un’ironia impareggiabili.

Ora l’editore Arcoiris vuole pubblicare Nove, una raccolta di nove racconti, compreso “È stata smarrita una bambina”, grazie a un’iniziativa di crowdfunding illustrata qui: www.produzionidalbasso.com/project/nove/ dove si possono leggere ulteriori informazioni sull’autore, giudizi critici, ecc. Che dire, io ci farei un pensierino.

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