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Carlos Busqued, Sotto questo sole tremendo

Javier Cetarti, da sei mesi senza lavoro – «mancanza di iniziativa, atteggiamento demotivato» –, riceve al telefono la notizia della morte della madre e del fratello. A ucciderli è stato il convivente di lei, ex ufficiale dell’aeronautica che poi si è sparato un colpo in testa. Da molti anni Cetarti non ha contatti né con la madre né con il fratello, ma prende la macchina e fa 750 chilometri per raggiungere Lapachito, nel Chaco, una delle regioni più povere e depresse dell’Argentina. Ad aspettarlo per sbrigare le incombenze del caso c’è Duarte, ex militare sessantenne, esecutore testamentario dell’assassino, un «omone dai denti guasti che sorrideva come nella pubblicità di un dentifricio infernale», che gli propone, in cambio di una congrua mazzetta, di incassare i soldi dell’assicurazione. I due condividono la passione per gli spinelli, e come Danielito – l’orfano dell’ufficiale dell’aeronautica, che si ammazza di canne pure lui e la fa ancora a letto –, passano il tempo inchiodati davanti alla tv a guardare documentari sulla Seconda guerra mondiale, sugli animali: calamari cannibali, polipi, elefanti assassini e film porno. Gli animali del resto non compaiono solo in tv: ci sono i due gogo di Danielito che si sbranano un gatto, scarabei velenosi, cadaveri di insetti rinsecchiti chiusi in un cassetto, una specie di salamandra messicana, l’ajolote.

L’assoluta amoralità dei protagonisti (Duarte e Danielito, fra l’altro, tengono sequestrato un ragazzo in attesa del pagamento del riscatto), che si rispecchia nei comportamenti degli animali, è la chiave di volta di questo splendido noir d’atmosfera, che riserva peraltro un finale del tutto inaspettato. Busqued, al suo primo romanzo, ha saputo darci un flash impietoso su una certa Argentina odierna, alle prese con gli effetti della crisi e appesantita dalla cupa eredità della dittatura. Non a caso Sotto questo sole tremendo, che pure era arrivato solo terzo al premio Herralde, è già stato tradotto anche in Germania e in Francia.

 

(Tr. it. di Silvia Raccampo, Atmosphere 2012.)

 

(Pubblicato su Pulp, n. 99, 2012.)

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